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Un giorno di
cronaca su Il Gazzettino |
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Nel mirino i
diplomati fra gli anni Cinquanta e Settanta dell’istituto tecnico
Malignani. Il giallo di una registrazione video |
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Cinquemila test
del dna per Unabomber |
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Gli inquirenti
pensano a uno screening di massa sugli ex studenti di una scuola
di Udine |
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| Anche il test
del Dna per scoprire Unabomber. È questa la pista battuta anche di
recente dagli investigatori che ora stanno cercando di
rintracciare le migliaia di studenti che hanno frequentato
l'istituto tecnico Arturo Malignani
di Udine. Se da una parte l'ing. Elvo Zornitta rimane indagato e
sulle forbici trovate nel suo garage è in corso l'incidente
probatorio, resta sempre aperta la possibilità che Unabomber sia
un altro, oppure che lo stesso Zornitta abbia un complice. Che,
tuttavia, deve avere alcune competenze di natura tecnica,
probabilmente maturate al Malignani
. Intanto è spuntato un video del tribunale di Pordenone che
ritrarrebbe Zornitta nel 2004, mentre sarebbe trapelato che la
moglie dell'ingegnere avrebbe contraddetto alcune affermazioni del
marito. Circostanze queste, tutte smentite con sdegno dai
difensori.
Fullin, Ortolan |
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Udine
NOSTRA REDAZIONE
L'istituto ... |
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| Udine
NOSTRA REDAZIONE
L'istituto tecnico "Arturo Malignani
" di Udine è una scuola d'eccellenza, la scuola tecnica per
antonomasia, non solo in Friuli Venezia Giulia. Fondata nel 1937,
per decenni è stata la fucina di decine di migliaia di tecnici
molto rinomati. Un marchio di qualità nella formazione scolastica
superiore.
Sei le specializzazioni: edilizia, meccanica, metalmeccanica,
elettrotecnica, elettronica e soprattutto quell'aeronautica che è
diventata il simbolo della scuola. I periti aeronautici del
Malignani hanno segnato la
storia del volo negli ultimi decenni, sia come ricercatissimi
tecnici, dalla preparazione resa impeccabile dai quattro-cinque
aerei che generazioni di studenti hanno montato e rimontato nella
mitica officina dell'istituto, sia come piloti di aerei, civile e
soprattutto militari, che come dirigenti e ingegneri di valore.
Negli anni passati c'è stato un periodo in cui il comandante
generale dell'Arma Aeronautica proveniva proprio dal
Malignani .
Lo sviluppo industriale del Nord Est deve molto a questa scuola
che ha formato un diplomato particolarmente preparato non solo sul
piano teorico, ma anche nell'approccio al mondo lavoro.Stretti
sono sempre stati, infatti, i rapporti tra l'istituto e le
aziende. E la fama del Malignani
ha varcato i confini nazionali con i molti emigranti che ne hanno
esportato la severità nello studio e nell'applicazione.
Una scuola, infine, che negli ultimi anni si è distinta per
l'innovazione e la ricerca, conseguendo numerosi premi
internazionali e brevettando molte tecnologie.
L'ultima realizzazione è il sistema antilegionella per gli
impianti d'aria condizionata, che è stato premiato nei giorni
scorsi a Stoccolma. |
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Pordenone
NOSTRA REDAZIONE
Non ... |
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| Pordenone
NOSTRA REDAZIONE
Non rallenta le indagini l'incidente probatorio sulle forbici
che - per gli inquirenti - collegherebbero l'ingegner Elvo
Zornitta, 49 anni, sposato con una figlia, di Corva di Azzano
Decimo, agli attentati dell'Unabomber (la Procura gli contesta
tutti gli episodi dalla Sagra dei Osei del '94 ad oggi). Anche
ieri alcuni dei 28 investigatori del Pool triestino-veneziano
hanno continuato a battere il Nordest per individuare persone con
un profilo tecnico compatibile con quello del bombarolo e alle
quali è stato chiesto di sottoporsi volontariamente al test del
Dna. Si tratta di cinquemila tecnici e chimici, tra i 35 e i 65
anni, che spesso hanno un minimo comun denominatore: una scuola. È
- si è appreso - l'Istituto tecnico
Malignani di Udine. Tra gli anni Cinquanta e Settanta
(trenta anni di studenti e di vita dell'istituto), molti di quei
cinquemila tecnici - hanno confermato legali che sono stati
contattati per chiarimenti dagli ex studenti - hanno frequentato
l'Istituto udinese. Una scuola famosa in Friuli perché ha
preparato (e prepara) buona parte della classe dirigente e
industriale del Nordest. Tra gli ex allievi del
Malignani sono stati
contattati alcuni professionisti che, per diverse ragioni, hanno
cambiato specializzazione. Tra loro - per il pool - si potrebbero
nascondere persone legate al bombarolo, ma soprattutto capaci di
ottenere la nitroglicerina (il chimico), ma non solo.
Intanto tra gli inquirenti e i difensori dell'ingegner Elvo
Zornitta è iniziata una "partita a scacchi", con qualche colpo
basso. Da fonti investigative, è filtrata la notizia sul motivo
che, all'inizio del Duemila, li convinse a indagare su Zornitta. I
carabinieri stavano ascoltando persone con un profilo
psicologico-attitudinale-tecnico compatibile con quello del
criminale che seminava a caso ordigni esplosivi nel Nordest. Bombe
mimetizzate in oggetti di uso comune che erano in grado di
mutilare (o uccidere). Tra loro un quarantenne, noto alle Forze
dell'ordine. L'uomo, messo alle strette, avrebbe indicato
l'ingegner Zornitta, descrivendolo come un ex dipendente
dell'azienda "Oto Melara", in grado di confezionare e far
esplodere polvere pirica, compressa in tubi. Una soffiata che,
dopo vari accertamenti, ha fatto scattare la prima perquisizione
in casa Zornitta.
Ieri è stata un'altra giornata di guerra fredda tra inquirenti
e difesa. La "bomba mediatica" è esplosa nel pomeriggio quando -
da fonti investigative - sono filtrati altri presunti indizi a
carico dell'ingegnere. È così spuntata un'immagine, registrata
dalle telecamere del Tribunale di Pordenone, che prima
dell'attentato del 2002 - immortalerebbe Zornitta all'ingresso del
palazzo di giustizia, dove Unabomber piazzò in una toilette e fece
esplodere (usando un timer) un rudimentale ordigno. Non solo. La
moglie del professionista, l'insegnante Maria Donata - la tesi
degli inquirenti - avrebbe "tradito" il compagno, smentendone
alcune dichiarazioni. Avrebbe dichiarato di non sapere che il
marito aveva costruito fuochi artificiali, utilizzando polvere
pirica, ma soprattutto di ignorare l'esistenza della fialetta di
vaniglia, sequestrata al marito e simile a quella "in uso" a
Unabomber. L'accusa è stata respinta al mittente dall'ingegner
Zornitta, dalla compagna e dall'avvocato difensore Paolo Dell'Agnolo
(lavora con il collega Maurizio Paniz): «Incredibile - esordisce
il legale - qui si mescola il sacro al profano. Si dice una cosa
vera, l'esistenza delle immagini, e poi la si manipola. Le foto
del Tribunale le ho viste e, come già emerso, sono di una qualità
tanto scarsa da rendere irriconoscibili le persone. La moglie
dell'ingegnere non ha mai smentito il marito, ma ha solo avuto
vuoti di memoria. Se Zornitta avesse avuto qualcosa da nascondere
l'avrebbe istruita. Invece le ha solo raccomandato - precisa il
legale - di dire la verità. Se queste sono le nuove prove non ci
preoccupano». Amareggiato l'avvocato Zornitta: «Qui si sta
raschiando il barile per mettermi in croce. Mi sembra di rivivere
la vicenda del capanno (dove è stata trovata la forbice di 9
centimetri oggetto dell'incidente probatorio). Sarebbe stato il
luogo segreto dove costruivo gli ordigni. L'ho acquistato nel 2005
e dopo poche settimane è stato perquisito. Non sapevo nemmeno cosa
ci fosse sotto quella tettoia. Mia moglie? È solo arrabbiata».
L'avvocato Dell'Agnolo poi attacca: «Il "Tool marks" è una tecnica
seria nella quale credono gli inquirenti e i nostri esperti. Il
problema è stabilire quanti centimetri di forbice devono essere
compatibili perché la prova sia attendibile: basta un millimetro o
tutti e nove i centimetri». La difesa non vuole scoprire le
proprie strategie. Sostiene che l'ennesima fuga di notizie
seguirebbe uno schema, un disegno per minare la credibilità
dell'ingegnere. Dopo le rivelazioni sulla forbice, Zornitta decise
di mostrare la propria faccia. La risposta? Gli ovetti Kinder.
L'ingegnere trova le microspie in casa e le rende pubbliche? Ecco
le foto pedopornografiche. Zornitta va a Matrix? Spuntano le
immagini del Tribunale di Pordenone e i "non so" della moglie.
«Ogni commento - conclude Dell'Agnolo - pare superfluo».
Roberto Ortolan |
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DIRIGENTI E STUDENTI
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«Il problema
esiste, ma non nel mio istituto» |
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| Che il fenomeno
esista, nessun preside se lo nasconde. Ma, se i ragazzi abusano di
alcolici o arrivano in classe brilli, dicono i medesimi presidi
che riconoscono che il problema c'è, certo non accade nel loro
istituto. O, quantomeno, non accade ora. «L'abuso di alcol da
parte degli studenti? È un problema che tutte le scuole, come la
nostra, affrontano a livello di prevenzione. Purtroppo, capita che
i ragazzi tendano ad abusare di alcolici nel tempo libero: anche
durante le gite, se non si vigila attentamente, può accadere. Ma
non nel nostro liceo. Casi di studenti che arrivano alticci a
lezione si sono verificati in passato, ma ora no e, comunque, non
nella mia scuola», dice Anna Maria Germini, dirigente dello
Stellini, che è interessata al progetto di "sportello" di dialogo
con gli studenti che la Questura intende attivare.Si è candidato
anche il Malignani : «Dovremo
sottoporre la decisione al consiglio d'istituto, ma questo
sportello si sposerebbe appieno con due iniziative che stiamo già
facendo per l'educazione alla legalità e alla salute. L'abuso di
alcolici? Il problema non è all'interno delle scuole. Piuttosto,
l'emergenza è fuori, nel mondo giovanile dei ritrovi e degli happy
hour. Al Malignani l'ultimo
caso di una ragazza alterata dall'alcol è successo dieci anni fa.
Anche a Tolmezzo succedeva, ma 10-12 anni fa. Ora non sussiste
più», dice Alberto Della Piana, responsabile dei rapporti con gli
studenti dell'Iti. E
anche al Deganutti (pure interessato al progetto dello
sportello) «non ho mai sentito parlare di un abuso di alcolici da
parte degli studenti dell'istituto. Noi non abbiamo un simile
problema», dice il preside Modugno. Idem al Sello guidato da De
Ruosi, dove magari sono comparse svastiche e scrittacce fuori
dall'istituto, ma «studenti che vengano in classe ubriachi non ce
ne sono assolutamente. Non succede neppure durante le gite
scolastiche. Diciamo che su questo fronte per il momento siamo
tranquilli».
A volersi mettere nei panni degli studenti per vedere come loro
vivono il problema (e "se" lo sentono tale) basta parlare con il
presidente uscente della Consulta provinciale studentesca, Serse
Raccanello. Che ammette: «Il fenomeno dell'abuso di alcolici da
parte dei ragazzi delle scuole friulane esiste, ma si tratta, ci
tengo a precisarlo, di casi sporadici. Come Consulta, siamo molto
attenti al problema, come dimostra il convegno sulle dipendenze
che abbiamo organizzato all'ultima settimana dello studente». I
ragazzi che entrano nelle scuole alticci? «Mi è capitato di
vederne due, - dice Serse - ma l'episodio risale ormai a due anni
fa».
Camilla De Mori |
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LE INDAGINI
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A caccia del Dna
degli ex studenti del Malignani |
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| Pordenone
Sembra esserci un filo comune a legare l'attività degli
inquirenti del pool anti-Unabomber impegnati della ricerca del Dna
di oltre cinquemila "persone compatibili" con il profilo tecnico
del cosiddetto bombarolo. Il minimo comun denominatore è una
scuola: l'Istituto tecnico Malignani
di Udine. In questi giorni alcuni dei 28 investigatori che
compongono il pool - da quanto si è appreso da numerosi legali
(contattati da molti ex studenti del
Malignani per sapere come dovevano comportarsi) - hanno
chiesto a professionisti, diplomatisi nella famosa scuola udinese,
di sottoporsi volontariamente al test del Dna. Si tratta di
persone, alcune professionalmente molto conosciute, di età
compresa tra i 35-38 anni e i 65 anni. Ciò - da indiscrezioni -
starebbe a significare che gli inquirenti stanno cercando altri
Unabomber oltre all'ingegner Elvo Zornitta, di Corva, il
sospettato numero uno.
nel Fascicolo Nazionale |
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Udine
Cresce l'abuso di alcolici tra gli studenti ... |
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| Udine
Cresce l'abuso di alcolici tra gli studenti friulani. Si beve
durante le assemblee, le ricreazioni e le gite scolastiche. Si
passa al bar addirittura prima di cominciare scuola e durante
l'intervallo. Il fenomeno sta assumendo proporzioni preoccupanti,
tanto che alcuni dirigenti scolastici hanno chiesto aiuto alla
polizia.
«È un problema prioritario, ci sono tanti bar attorno alle
scuole e spesso i ragazzi arrivano in classe già alticci», ha
detto ieri il questore Giuseppe Padulano al termine di un incontro
con una trentina di dirigenti scolastici di Udine e provincia.
Erano stati invitati in Questura su indicazione del prefetto
Camillo Andreana: lo scopo era quello di stabilire alcune linee
guida per avviare azioni comuni di educazione alla legalità nelle
scuole e di prevenzione allo "sballo".
Tra le iniziative ci sono stati incontri per rompere il muro
della diffidenza tra gruppi di studenti e agenti delle forze
dell'ordine durante i quali è emerso anche il problema dell'alcol.
Ragazzi e ragazze esagerano con birre e superalcolici anche nel
tempo libero, nei fine settimana e in genere nelle serate con gli
amici.
E nelle feste private, quelle di fine anno ad esempio, non sono
mancati i casi di coma etilico tra minorenni. Il fenomeno sarà
affrontato con forme concrete di informazione e coinvolgendo la
Divisione amministrativa della Polizia per i controlli nei locali
pubblici del Centro studi e della stazione ferroviaria. «E chi
somministra alcolici ai minori - ha spiegato Padulano - rischia la
sospensione della licenza». «Il fenomeno dell'abuso di alcol fra i
ragazzi esiste - conferma il presidente della consulta provinciale
studentesca Serse Raccanello - ma io credo siano casi sporadici.
Mi è capitato di vedere studenti entrare alticci a scuola, ma
l'episodio risale a due anni fa. La Consulta fa molto comunque per
prevenire il problema, come dimostra la conferenza sulle
dipendenze che abbiamo organizzato all'ultima settimana
studentesca».
E anche i dirigenti scolastici puntano molto sulla prevenzione,
con progetti mirati. «Purtroppo accade che i ragazzi abusino di
alcolici. Tendono a farlo nel tempo libero, ma anche durante le
gite se non si vigila attentamente può accadere. Certo, non nella
mia scuola», dice la preside del liceo classico Stellini di Udine
Anna Maria Germini.
Il colloquio del questore con i presidi è stato sereno. Tra il
mondo della scuola e la polizia c'è voglia di collaborazione. «In
Friuli la situazione è vivibile - ha affermato Padulano - da noi
non c'è l'allarmismo presente in altre province e i casi di
bullismo sono limitati a qualche comportamento aggressivo». Per
responsabilizzare i ragazzi i dirigenti scolastici sono pronti a
favorire attività di prevenzione davanti alle scuole, incontri di
sensibilizzazione con in cattedra poliziotti della Postale,
dell'Ufficio minori ed esperti di ordine e sicurezza negli stadi.
«È stato accolto con entusiasmo - ha detto il questore - anche
l'esperimento che ci vedrà presenti in due scuole con uno
sportello per cercare il dialogo con gli studenti».
Sarà gestito dal personale dell'Ufficio minori per fornire
informazioni ai ragazzi e, se necessario, affrontare le loro
problematiche. Un istituto, il Mattei di Latisana, si è già fatto
avanti per sperimentare l'iniziativa, che potrebbe essere estesa
anche a una seconda scuola, ancora da individuare. Si è candidato
già l'Iti Malignani di Udine,
come spiega il collaboratore del preside Alberto Della Piana. «Ci
siamo offerti di ospitare lo sportello perché completerebbe le
iniziative già in atto: il progetto di educazione alla legalità e
quello di educazione alla salute». |
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