Un giorno di cronaca su Il Gazzettino

Venerdì, 13 Ottobre 2006

 
Nel mirino i diplomati fra gli anni Cinquanta e Settanta dell’istituto tecnico Malignani. Il giallo di una registrazione video
Cinquemila test del dna per Unabomber
Gli inquirenti pensano a uno screening di massa sugli ex studenti di una scuola di Udine
Anche il test del Dna per scoprire Unabomber. È questa la pista battuta anche di recente dagli investigatori che ora stanno cercando di rintracciare le migliaia di studenti che hanno frequentato l'istituto tecnico Arturo Malignani di Udine. Se da una parte l'ing. Elvo Zornitta rimane indagato e sulle forbici trovate nel suo garage è in corso l'incidente probatorio, resta sempre aperta la possibilità che Unabomber sia un altro, oppure che lo stesso Zornitta abbia un complice. Che, tuttavia, deve avere alcune competenze di natura tecnica, probabilmente maturate al Malignani . Intanto è spuntato un video del tribunale di Pordenone che ritrarrebbe Zornitta nel 2004, mentre sarebbe trapelato che la moglie dell'ingegnere avrebbe contraddetto alcune affermazioni del marito. Circostanze queste, tutte smentite con sdegno dai difensori.

Fullin, Ortolan

 

 
Venerdì, 13 Ottobre 2006

 
 
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L'istituto ...
 
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L'istituto tecnico "Arturo Malignani " di Udine è una scuola d'eccellenza, la scuola tecnica per antonomasia, non solo in Friuli Venezia Giulia. Fondata nel 1937, per decenni è stata la fucina di decine di migliaia di tecnici molto rinomati. Un marchio di qualità nella formazione scolastica superiore.

Sei le specializzazioni: edilizia, meccanica, metalmeccanica, elettrotecnica, elettronica e soprattutto quell'aeronautica che è diventata il simbolo della scuola. I periti aeronautici del Malignani hanno segnato la storia del volo negli ultimi decenni, sia come ricercatissimi tecnici, dalla preparazione resa impeccabile dai quattro-cinque aerei che generazioni di studenti hanno montato e rimontato nella mitica officina dell'istituto, sia come piloti di aerei, civile e soprattutto militari, che come dirigenti e ingegneri di valore.

Negli anni passati c'è stato un periodo in cui il comandante generale dell'Arma Aeronautica proveniva proprio dal Malignani .

Lo sviluppo industriale del Nord Est deve molto a questa scuola che ha formato un diplomato particolarmente preparato non solo sul piano teorico, ma anche nell'approccio al mondo lavoro.Stretti sono sempre stati, infatti, i rapporti tra l'istituto e le aziende. E la fama del Malignani ha varcato i confini nazionali con i molti emigranti che ne hanno esportato la severità nello studio e nell'applicazione.

Una scuola, infine, che negli ultimi anni si è distinta per l'innovazione e la ricerca, conseguendo numerosi premi internazionali e brevettando molte tecnologie.

L'ultima realizzazione è il sistema antilegionella per gli impianti d'aria condizionata, che è stato premiato nei giorni scorsi a Stoccolma.

 

 
Venerdì, 13 Ottobre 2006

 
 
Pordenone
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Pordenone

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Non rallenta le indagini l'incidente probatorio sulle forbici che - per gli inquirenti - collegherebbero l'ingegner Elvo Zornitta, 49 anni, sposato con una figlia, di Corva di Azzano Decimo, agli attentati dell'Unabomber (la Procura gli contesta tutti gli episodi dalla Sagra dei Osei del '94 ad oggi). Anche ieri alcuni dei 28 investigatori del Pool triestino-veneziano hanno continuato a battere il Nordest per individuare persone con un profilo tecnico compatibile con quello del bombarolo e alle quali è stato chiesto di sottoporsi volontariamente al test del Dna. Si tratta di cinquemila tecnici e chimici, tra i 35 e i 65 anni, che spesso hanno un minimo comun denominatore: una scuola. È - si è appreso - l'Istituto tecnico Malignani di Udine. Tra gli anni Cinquanta e Settanta (trenta anni di studenti e di vita dell'istituto), molti di quei cinquemila tecnici - hanno confermato legali che sono stati contattati per chiarimenti dagli ex studenti - hanno frequentato l'Istituto udinese. Una scuola famosa in Friuli perché ha preparato (e prepara) buona parte della classe dirigente e industriale del Nordest. Tra gli ex allievi del Malignani sono stati contattati alcuni professionisti che, per diverse ragioni, hanno cambiato specializzazione. Tra loro - per il pool - si potrebbero nascondere persone legate al bombarolo, ma soprattutto capaci di ottenere la nitroglicerina (il chimico), ma non solo.

Intanto tra gli inquirenti e i difensori dell'ingegner Elvo Zornitta è iniziata una "partita a scacchi", con qualche colpo basso. Da fonti investigative, è filtrata la notizia sul motivo che, all'inizio del Duemila, li convinse a indagare su Zornitta. I carabinieri stavano ascoltando persone con un profilo psicologico-attitudinale-tecnico compatibile con quello del criminale che seminava a caso ordigni esplosivi nel Nordest. Bombe mimetizzate in oggetti di uso comune che erano in grado di mutilare (o uccidere). Tra loro un quarantenne, noto alle Forze dell'ordine. L'uomo, messo alle strette, avrebbe indicato l'ingegner Zornitta, descrivendolo come un ex dipendente dell'azienda "Oto Melara", in grado di confezionare e far esplodere polvere pirica, compressa in tubi. Una soffiata che, dopo vari accertamenti, ha fatto scattare la prima perquisizione in casa Zornitta.

Ieri è stata un'altra giornata di guerra fredda tra inquirenti e difesa. La "bomba mediatica" è esplosa nel pomeriggio quando - da fonti investigative - sono filtrati altri presunti indizi a carico dell'ingegnere. È così spuntata un'immagine, registrata dalle telecamere del Tribunale di Pordenone, che prima dell'attentato del 2002 - immortalerebbe Zornitta all'ingresso del palazzo di giustizia, dove Unabomber piazzò in una toilette e fece esplodere (usando un timer) un rudimentale ordigno. Non solo. La moglie del professionista, l'insegnante Maria Donata - la tesi degli inquirenti - avrebbe "tradito" il compagno, smentendone alcune dichiarazioni. Avrebbe dichiarato di non sapere che il marito aveva costruito fuochi artificiali, utilizzando polvere pirica, ma soprattutto di ignorare l'esistenza della fialetta di vaniglia, sequestrata al marito e simile a quella "in uso" a Unabomber. L'accusa è stata respinta al mittente dall'ingegner Zornitta, dalla compagna e dall'avvocato difensore Paolo Dell'Agnolo (lavora con il collega Maurizio Paniz): «Incredibile - esordisce il legale - qui si mescola il sacro al profano. Si dice una cosa vera, l'esistenza delle immagini, e poi la si manipola. Le foto del Tribunale le ho viste e, come già emerso, sono di una qualità tanto scarsa da rendere irriconoscibili le persone. La moglie dell'ingegnere non ha mai smentito il marito, ma ha solo avuto vuoti di memoria. Se Zornitta avesse avuto qualcosa da nascondere l'avrebbe istruita. Invece le ha solo raccomandato - precisa il legale - di dire la verità. Se queste sono le nuove prove non ci preoccupano». Amareggiato l'avvocato Zornitta: «Qui si sta raschiando il barile per mettermi in croce. Mi sembra di rivivere la vicenda del capanno (dove è stata trovata la forbice di 9 centimetri oggetto dell'incidente probatorio). Sarebbe stato il luogo segreto dove costruivo gli ordigni. L'ho acquistato nel 2005 e dopo poche settimane è stato perquisito. Non sapevo nemmeno cosa ci fosse sotto quella tettoia. Mia moglie? È solo arrabbiata». L'avvocato Dell'Agnolo poi attacca: «Il "Tool marks" è una tecnica seria nella quale credono gli inquirenti e i nostri esperti. Il problema è stabilire quanti centimetri di forbice devono essere compatibili perché la prova sia attendibile: basta un millimetro o tutti e nove i centimetri». La difesa non vuole scoprire le proprie strategie. Sostiene che l'ennesima fuga di notizie seguirebbe uno schema, un disegno per minare la credibilità dell'ingegnere. Dopo le rivelazioni sulla forbice, Zornitta decise di mostrare la propria faccia. La risposta? Gli ovetti Kinder. L'ingegnere trova le microspie in casa e le rende pubbliche? Ecco le foto pedopornografiche. Zornitta va a Matrix? Spuntano le immagini del Tribunale di Pordenone e i "non so" della moglie. «Ogni commento - conclude Dell'Agnolo - pare superfluo».

Roberto Ortolan

 

 
Venerdì, 13 Ottobre 2006

 
DIRIGENTI E STUDENTI
«Il problema esiste, ma non nel mio istituto»
 
Che il fenomeno esista, nessun preside se lo nasconde. Ma, se i ragazzi abusano di alcolici o arrivano in classe brilli, dicono i medesimi presidi che riconoscono che il problema c'è, certo non accade nel loro istituto. O, quantomeno, non accade ora. «L'abuso di alcol da parte degli studenti? È un problema che tutte le scuole, come la nostra, affrontano a livello di prevenzione. Purtroppo, capita che i ragazzi tendano ad abusare di alcolici nel tempo libero: anche durante le gite, se non si vigila attentamente, può accadere. Ma non nel nostro liceo. Casi di studenti che arrivano alticci a lezione si sono verificati in passato, ma ora no e, comunque, non nella mia scuola», dice Anna Maria Germini, dirigente dello Stellini, che è interessata al progetto di "sportello" di dialogo con gli studenti che la Questura intende attivare.Si è candidato anche il Malignani : «Dovremo sottoporre la decisione al consiglio d'istituto, ma questo sportello si sposerebbe appieno con due iniziative che stiamo già facendo per l'educazione alla legalità e alla salute. L'abuso di alcolici? Il problema non è all'interno delle scuole. Piuttosto, l'emergenza è fuori, nel mondo giovanile dei ritrovi e degli happy hour. Al Malignani l'ultimo caso di una ragazza alterata dall'alcol è successo dieci anni fa. Anche a Tolmezzo succedeva, ma 10-12 anni fa. Ora non sussiste più», dice Alberto Della Piana, responsabile dei rapporti con gli studenti dell'Iti. E

anche al Deganutti (pure interessato al progetto dello sportello) «non ho mai sentito parlare di un abuso di alcolici da parte degli studenti dell'istituto. Noi non abbiamo un simile problema», dice il preside Modugno. Idem al Sello guidato da De Ruosi, dove magari sono comparse svastiche e scrittacce fuori dall'istituto, ma «studenti che vengano in classe ubriachi non ce ne sono assolutamente. Non succede neppure durante le gite scolastiche. Diciamo che su questo fronte per il momento siamo tranquilli».

A volersi mettere nei panni degli studenti per vedere come loro vivono il problema (e "se" lo sentono tale) basta parlare con il presidente uscente della Consulta provinciale studentesca, Serse Raccanello. Che ammette: «Il fenomeno dell'abuso di alcolici da parte dei ragazzi delle scuole friulane esiste, ma si tratta, ci tengo a precisarlo, di casi sporadici. Come Consulta, siamo molto attenti al problema, come dimostra il convegno sulle dipendenze che abbiamo organizzato all'ultima settimana dello studente». I ragazzi che entrano nelle scuole alticci? «Mi è capitato di vederne due, - dice Serse - ma l'episodio risale ormai a due anni fa».

Camilla De Mori

 

 
Venerdì, 13 Ottobre 2006

 
LE INDAGINI
A caccia del Dna degli ex studenti del Malignani
 
Pordenone

Sembra esserci un filo comune a legare l'attività degli inquirenti del pool anti-Unabomber impegnati della ricerca del Dna di oltre cinquemila "persone compatibili" con il profilo tecnico del cosiddetto bombarolo. Il minimo comun denominatore è una scuola: l'Istituto tecnico Malignani di Udine. In questi giorni alcuni dei 28 investigatori che compongono il pool - da quanto si è appreso da numerosi legali (contattati da molti ex studenti del Malignani per sapere come dovevano comportarsi) - hanno chiesto a professionisti, diplomatisi nella famosa scuola udinese, di sottoporsi volontariamente al test del Dna. Si tratta di persone, alcune professionalmente molto conosciute, di età compresa tra i 35-38 anni e i 65 anni. Ciò - da indiscrezioni - starebbe a significare che gli inquirenti stanno cercando altri Unabomber oltre all'ingegner Elvo Zornitta, di Corva, il sospettato numero uno.

nel Fascicolo Nazionale

 

 
Venerdì, 13 Ottobre 2006

 
 
Udine
Cresce l'abuso di alcolici tra gli studenti ...
 
Udine

Cresce l'abuso di alcolici tra gli studenti friulani. Si beve durante le assemblee, le ricreazioni e le gite scolastiche. Si passa al bar addirittura prima di cominciare scuola e durante l'intervallo. Il fenomeno sta assumendo proporzioni preoccupanti, tanto che alcuni dirigenti scolastici hanno chiesto aiuto alla polizia.

«È un problema prioritario, ci sono tanti bar attorno alle scuole e spesso i ragazzi arrivano in classe già alticci», ha detto ieri il questore Giuseppe Padulano al termine di un incontro con una trentina di dirigenti scolastici di Udine e provincia. Erano stati invitati in Questura su indicazione del prefetto Camillo Andreana: lo scopo era quello di stabilire alcune linee guida per avviare azioni comuni di educazione alla legalità nelle scuole e di prevenzione allo "sballo".

Tra le iniziative ci sono stati incontri per rompere il muro della diffidenza tra gruppi di studenti e agenti delle forze dell'ordine durante i quali è emerso anche il problema dell'alcol. Ragazzi e ragazze esagerano con birre e superalcolici anche nel tempo libero, nei fine settimana e in genere nelle serate con gli amici.

E nelle feste private, quelle di fine anno ad esempio, non sono mancati i casi di coma etilico tra minorenni. Il fenomeno sarà affrontato con forme concrete di informazione e coinvolgendo la Divisione amministrativa della Polizia per i controlli nei locali pubblici del Centro studi e della stazione ferroviaria. «E chi somministra alcolici ai minori - ha spiegato Padulano - rischia la sospensione della licenza». «Il fenomeno dell'abuso di alcol fra i ragazzi esiste - conferma il presidente della consulta provinciale studentesca Serse Raccanello - ma io credo siano casi sporadici. Mi è capitato di vedere studenti entrare alticci a scuola, ma l'episodio risale a due anni fa. La Consulta fa molto comunque per prevenire il problema, come dimostra la conferenza sulle dipendenze che abbiamo organizzato all'ultima settimana studentesca».

E anche i dirigenti scolastici puntano molto sulla prevenzione, con progetti mirati. «Purtroppo accade che i ragazzi abusino di alcolici. Tendono a farlo nel tempo libero, ma anche durante le gite se non si vigila attentamente può accadere. Certo, non nella mia scuola», dice la preside del liceo classico Stellini di Udine Anna Maria Germini.

Il colloquio del questore con i presidi è stato sereno. Tra il mondo della scuola e la polizia c'è voglia di collaborazione. «In Friuli la situazione è vivibile - ha affermato Padulano - da noi non c'è l'allarmismo presente in altre province e i casi di bullismo sono limitati a qualche comportamento aggressivo». Per responsabilizzare i ragazzi i dirigenti scolastici sono pronti a favorire attività di prevenzione davanti alle scuole, incontri di sensibilizzazione con in cattedra poliziotti della Postale, dell'Ufficio minori ed esperti di ordine e sicurezza negli stadi.

«È stato accolto con entusiasmo - ha detto il questore - anche l'esperimento che ci vedrà presenti in due scuole con uno sportello per cercare il dialogo con gli studenti».

Sarà gestito dal personale dell'Ufficio minori per fornire informazioni ai ragazzi e, se necessario, affrontare le loro problematiche. Un istituto, il Mattei di Latisana, si è già fatto avanti per sperimentare l'iniziativa, che potrebbe essere estesa anche a una seconda scuola, ancora da individuare. Si è candidato già l'Iti Malignani di Udine, come spiega il collaboratore del preside Alberto Della Piana. «Ci siamo offerti di ospitare lo sportello perché completerebbe le iniziative già in atto: il progetto di educazione alla legalità e quello di educazione alla salute».